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Lavoro e disabilità: assunzione di lavoratori con disabilità motorie

Oggi, fortunatamente la maggioranza delle aziende e dei responsabili alle risorse umane, è ben cosciente che la disabilità non costituisce un mero obbligo di assunzione, ma offre un valore aggiunto grazie alla determinazione e al bagaglio di esperienza, forza, coraggio e, perché no, anche di caparbietà ed orgoglio, a beneficio del rendimento e dello spirito di collaborazione fra tutti i lavoratori.

Assumere una persona disabile, consente all’impresa di esprimere il proprio valore sociale, rafforzando il concetto di organizzazione del lavoro spazzando lo stereotipo di chi intende far lavorare donne o uomini con disabilità soltanto per “un’opera buona”;  Oggi, l’inserimento, è basato sul valore della persona, indipendentemente dalla sua condizione fisica, al fine di ottenere, oltre a dignità e soddisfazione, anche obiettivi sfidanti e risultati economici e di carriera.

Fortunatamente la sensibilità è arrivata anche nei palazzi del potere, infatti la Legge italiana dall’1 gennaio 2018 offre norme per il collocamento di lavoratori disabili (Le cosiddette “categorie protette”).

Dal 1° gennaio 2018, il tetto minimo dei 15 dipendenti è sufficiente per far scattare l’obbligo di assunzione di una persona con disabilità.

Riassumendo per quanto riguarda gli obblighi possiamo dividere il tutto in 3 diversi scaglioni:

  • Da 15 a 35 dipendenti, per almeno un lavoratore disabile
  • Da 36 a 50 dipendenti, necessariamente per due disabili
  • Da 51 dipendenti e oltre, minimo il 7% di invalidi, nonché l’1% a favore dei familiari di persone con disabilità gravi e permanenti, e di profughi rimpatriati.

Per le ditte inadempienti, sono previste sanzioni anche molto importanti. Gli oneri devono essere assolti non in maniera generica, ma specificamente mediante una richiesta nominativa, la quale va indirizzata al servizio disabili della città in cui ha sede l’azienda. L’Ispettorato Territoriale del Lavoro vigilerà sulla correttezza delle pratiche, e dovrà assicurarsi, fra l’altro, che dette regole siano applicate a partiti politici, onlus, associazioni in genere e sindacati. Le sanzioni per le aziende che non rispettano la legge in vigore, sono elevate: € 153,20 per ogni giorno lavorativo di ritardo, e per ciascuna risorsa non assunta.

Ma anche il disabile ha, da parte sua, degli impegni specifici per poter rientrare nel collocamento mirato. Infatti, per avere accesso a queste possibilità, e ai diritti che ne conseguono, è necessario fare domanda, attraverso l’INPS, di invalidità civile a causa della determinata patologia. La prassi prevede un primo step direttamente dal proprio medico curante che, dopo aver stilato il certificato dettagliato, lo deve proseguire per mezzo del canale telematico, mentre in maniera contestuale lo stesso disabile presenta, sempre all’INPS, domanda per il riconoscimento della propria condizione. La commissione medica sarà incaricata per una visita di acceramento, presso la sede ATS di riferimento che, dopo aver effettuato le dovute valutazioni, conferma, o meno, l’invalidità, consentendo l’inserimento nel collocamento delle categorie protette.«

Vi invitiamo a informavi presso la sede  UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), più vicina a voi,  per essere seguiti e ricevere informazioni dettagliate anche per quanto riguarda il diritto allo studio.

Nel nostro sito è, inoltre, possibile visitare la sezione NORMATIVE dove trovare utili informazioni su questo ed altri argomenti legati a disabilità, leggi, normative e diritti.

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