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La storia di Violetta, una “tedesca testarda” che ha fatto della sua disabilità la sua forza

La storia di Aloisia Wagner.

Negli anni duemila, grazie anche ad un crescente apprezzamento per le paralimpiadi, sono numerosi gli esempi di donne e uomini che sono riusciti a superare la propria disabilità e a costruirsi una vita straordinaria in condizioni che inizialmente non erano ottime. Sono molti i motivatori e gli influencer che grazie ai social riescono a comunicare con un gran numero di disabili e riescono a rappresentare un vero e proprio esempio di vita. Ma, agli inizi del Novecento, soprattutto per una donna, non doveva certo essere facile.

Aloisia Wager

Un grande esempio di determinazione, ancora troppo poco conosciuto in Europa, è Aloisia Wagner, nata probabilmente nel 1907, affetta da tetramelia, malattia che l’ha portata, fin dalla nascita a vivere in assenza di braccia e gambe. Una malattia che oggi è conosciuta al pubblico grazie al motivatore Nicholas Vujicic affetto dalla medesima patologia.

La sua vita

Le informazioni sulla vita di Aloisia sono molto poche. Di lei sappiamo che è nata in Germania e che, come molti altri all’epoca, è partita insieme al fratello per cercare fortuna negli Stati Uniti. Arrivata in America nel 1924, ancora adolescente, è stata descritta come una ragazza bionda con gli occhi verdi, alta poco meno d un metro. L’autorizzazione americana per l’immigrazione giunta fino a noi, attestava che la donna aveva ricevuto un permesso di 25 settimane per lavorare presso un circo della zona. Per esibirsi Aloisia scelse di farsi chiamare “Violetta”, che è il nome con cui venne conosciuta lungo tutto il nord America. Negli articoli apparsi sui giornali dell’epoca la donna è stata descritta come una “tedesca testarda”, ben determinata a far valere la propria voce, indifferentemente dal suo aspetto. Nel 1929 Violetta posò anche per il giornale surrealista belga Variétés e per il London Life Magazine. Violetta era in grado di prepararsi per gli spettacoli di canto da sola, riuscendo a maneggiare molti oggetti con la bocca, era perfino in grado di aggiustarsi i vestiti di scena da sola. Secondo alcuni articoli pare che la donna fosse sposata, ma non sono state rese note altre informazioni riguardanti il marito.

Dicono di lei

“La capacità di Violetta di superare la scortesia di madre natura è stata fenomenale e la sua salute è ottima – scrivevano di lei negli anni Trenta – ha bisogno molto raramente di assistenza ed è perfettamente in grado di muoversi da sola, può cucire, cucinare e compiere imprese che ai nostri occhi possono sembrare impossibili”.

Non si conosce la sua data di morte e non è chiara la ragione del suo ritiro dalle scene americane, ma ciò che sappiamo di lei e ciò che veniva scritto su di lei di rende consapevoli del grande sforzo fatto dalla donna per riuscire ad inserirsi nella società del tempo e riuscire, anche grazie al suo corpo, a realizzare il sogno di diventare una cantante. Si tratta di uno dei primi grandi esempi di quanto la determinazione riesca a superare ogni limite, anche all’interno di una società, come quella dell’epoca, non ancora pronta alla disabilità.

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